domenica 7 dicembre 2008

Da "Sopravvissuti a una notte di ghiaccio" Parte seconda, cap III

...Il silenzio che seguì durò solo un minuto. Ma era il silenzio che segue alle parole giuste. E Giovanni fu felice di essere stato lui ad averle dette, quasi orgoglioso. Si concesse un sorriso. Forse la serata non era del tutto perduta. L’aria si riempì di meravigliosi paesi stranieri, di Spagna, Francia, Inghilterra, Germania, e anche Stati Uniti, India, Giappone, di Infinite Possibilità. Di Futuro. Ognuno prese a fissare una stella nel cielo, a riempirla di sogni e decise che, per un attimo, si poteva rinunciare all’urgente bisogno di vomitare parole su ogni cosa. Che per un attimo si poteva star zitti ed essere semplicemente i diciottenni che si era. Neppure Franz disse nulla. 

C’era sempre tempo per le Differenze. C’era tutta la vita per le scelte, i sacrifici e le rinunce, i tradimenti, i successi e le sconfitte, tutta la vita per prendere strade diverse, perdersi, e magari rincontrarsi per caso dopo tanti anni e imbarazzarsi perché non si ha niente da dire. C’era tutta la vita per diventare gli uomini che sarebbero comunque diventati. Un giorno forse avrebbero passato il resto dei giorni a raccogliere cocci di sogni sognati chissà quando, a infilarli in un armadio o gettarli via, e non sarebbe più bastato un aereo sopra la testa per rimettere tutto insieme, per trovare di nuovo quella stella, quel punto nella mente che dentro nascondeva una galassia. Un giorno, forse. Adesso lo avevano trovato quel punto e, solo per un attimo, non lo avrebbero lasciato andare. Adesso erano uniti nella loro giovinezza, e nient’altro importava. 


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